La teoria della sindrome di alienazione parentale proposta da Gardner, è stata criticata da diversi studi.
In particolare si riportano qui quelli di Wood (1994);[1] Faller (1998);[2] Bruch (2001);[3] Ragland e Fields (2003);[4] Emery (2005);[5] Hoult (2006);[6] Escudero et al. (2008);[7] Vaccaro e Barea (2009);[8] Meier (2009).[9]
Una critica comune e ricorrente vede l'alienazione parentale come un fenomeno inesistente, privo di adeguato riscontro nella realtà clinica e giudiziaria. Una posizione critica più moderata lo vede come effettivamente esistente, ma raro e marginale nelle dispute di custodia. Secondo Bruch anche nei pochi casi in cui viene (forse) riscontrata la PAS sarebbe da considerare un lieve disturbo passeggero alla stregua del raffreddore. Questa affermazione assai azzardata è stata smentita da tutti gli studi e soprattutto dal sorgere di teorie elaborate proprio dalla comunità delle studiose femministe che descrivono i casi di manipolazione dei figli da parte dei padri contro le madri (domestic violence by proxy e maternal alienation).
Una critica, che suona come un'argomentazione ad personam, vede in alcune frasi di Gardner un atteggiamento minimizzante nei confronti degli abusi su minori, in particolare di tipo pedofelico.
Lo psichiatra si è difeso da questa accusa, particolarmente infamante, affermando:«Considero la pedofilia un disturbo psichiatrico, un abominevole sfruttamento dei bambini. Non ho mai sostenuto un pedofilo in una richiesta di custodia di bambini [...]. Inoltre considero coloro che compiono questi atti come sfruttatori di vittime innocenti, con poca o nessuna sensibilità nei confronti dei potenziali effetti dei loro comportamenti sulle loro vittime. Molti sono psicopatici [...]. Credo che la pedofilia sia una cosa malvagia per la società.[10]»
Ma le accuse sono continuate anche dopo la morte di Gardner e hanno coinvolto anche tutti gli studiosi che si sono occupati di alienazione parentale. C'è stata addirittura una controversia sulla rivista Clinical Psychiatric News che ha visto il professor Fink minacciato di querela e costretto a ritrattare le sue affermazioni diffamatorie.
L'alienazione parentale è stata ed è osteggiata in particolare da movimenti femministi, che la ritengono come lesiva nelle capacità di accudimento delle madri divorziate. In effetti nelle prime opere di Gardner l'alienatore, colpevole della campagna di denigrazione verso l'altro coniuge, era principalmente identificato con la madre. Questo va contestualizzato nella situazione di affidamento che è stata la norma per molti decenni, dove nella separazione il figlio veniva affidato prevalentemente alla madre, con visite occasionali al padre. In uno dei suoi ultimi articoli Gardner scrisse di avere nuovi elementi che facevano ritenere come la proporzione tra padri e madri alienanti in breve tempo si sarebbe avvicinata alla parità. Anche Amy Baker e Linda Gottlieb recentemente hanno lanciato un appello a favore delle madri che sempre più spesso perdono i figli a causa di padri manipolatori. La critica che vede nell'alienazione parentale uno strumento di oppressione creato contro le donne ha avuto come conseguenza l'elaborazione di schemi interpretativi ad hoc da parte della comunità delle studiose femministe per i numerosi casi in cui sono i padri a manipolare i figli contro le madri. Il che se non altro ha contribuito a smentire la critica secondo cui l'alienazione parentale sarebbe poco diffusa e interesserebbe solo le associazioni di padri separati.
(Vedi:Teorie sull'alienazione parentale praticata dai padri)
Tutte le fonti che criticano l'alienazione parentale tendono a concentrarsi esclusivamente sul lavoro di Gardner, come se il fenomeno fosse conosciuto solo ed esclusivamente attraverso l'opera di questo studioso. In realtà come dimostra la lunga lista bibliografica allegata al lavoro di Bernet per il DSM gli autori che hanno studiato questo fenomeno sono molto numerosi e il tono alquanto gridato delle critiche rivolte a Gardner fa pensare ad una strategia per distogliere l'attenzione da questa scomoda realtà che viene accuratamente ignorato da questi critici. Inoltre il problema della manipolazione dei figli è stato studiato a livello accademico ben prima delle ricerche di Gardner e indipendentemente dal suo lavoro (vedi: Storia dell'alienazione genitoriale).
Un pericolo, riconosciuto come tale anche da sostenitori dell'alienazione parentale, è che l'abuso di questa diagnosi si dimostri come una potenziale arma del genitore effettivamente abusante, con la quale può difendersi dalle accuse di abusi e garantirsi la custodia del figlio abusato. D'altra parte però l'enfasi su questo tipo di argomentazione rischia di mettere in serio dubbio l'efficacia dei protocolli di accertamento sulla fondatezza delle accuse di abuso. Chi sostiene che è facile far dichiarare falsa l'accusa di abuso appellandosi alla PAS sostiene implicitamente che in tutti i processi penali di questo tipo le accuse sono sprovviste di prove diverse dalla mera dichiarazione del minore. Inoltre implicitamente mette anche in dubbio che i professionisti incaricati di esaminare i minori siano effettivamente in grado di distinguere i sintomi dell'abuso da quelli della manipolazione piscologica.
Come ha scritto Linda Gottlieb un protocollo scientifico di accertamento sull'esistenza di manipolazione dei minori in realtà è indispensabile proprio per decidere i casi in cui le accuse di abusi sono dubbie ed escludere quindi che i minori siano stati manipolati nel corso del conflitto tra i loro genitori. Questa necessità è emersa in un grave caso avvenuto in USA nel 2004, quando un bambino di 10 anni uccise il padre (vedi il caso Lohstroh).
Ma questa posizione rappresentata in realtà solo un tranello pronto per l'uso per gli avvocati che vogliono difendere i genitori alienanti. L'accertamento con gli strumenti del processo penale di un fatto come la manipolazione di un minore rappresenta un compito praticamente impossibile. Dire che magistrati e operatori non possono avvalersi di una consulenza psicologica per accertare l'avvenuta manipolazione di un minore è la stessa cosa che dire che non devono fare nulla. Inoltre rinviare la decisione sull'affido di un minore manipolato all'esito di un procedimento penale sottraendo la competenza sulla decisione al giudice della separazione significa sostanzialmente lasciare il minore senza tutela. Ma è proprio questo che cercano di ottenere i critici della PAS.«a questi fenomeni [di manipolazione, N.d.R.] va data, a mio parere, una risposta giudiziaria aprendo un procedimento penale contro il genitore che cerca di manipolare i figli, con l’ipotesi di reato di maltrattamento psicologico del minore. Non ha senso dare una risposta medica (la CTU) a un problema che medico non è.[11].»
Un capitolo a parte meritano le critiche orientate dal genere. Poiché in certi casi le donne vittime di violenza domestica rischiano di perdere contatti con i figli a causa di manipolazione operata dai padri, le operatrici dei centi antiviolenza hanno dovuto confrontarsi con il fenomeno dell’alienazione genitoriale praticata da uomini violenti. Solo che la campagna ideologica avviata contro la teoria dell’alienazione genitoriale aveva reso inopportuno l’uso di schemi interpretativi dell’alienazione genitoriale. La soluzione è stata subito trovata ridenominando il fenomeno con una nuova etichetta. (Vedi: Critiche orientate dal genere e Mobbing Genitoriale)
Infine, i critici danno per scontato che il concetto di alienazione parentale sia rifiutato dalla comunità scientifica, ma questa affermazione sembra essere non dimostrata. (Vedi: Fonti a confronto)
«La testimonianza della PAS non dovrebbe essere ammessa nelle corti a causa di problemi sia circa la causalità sia circa le prove della teoria. A causa della pericolosa aurea di attendibilità e affidabilità presente nell'auto-pubblicata teoria del dott. Gardner, l'ammissione della PAS è inevitabile e particolarmente sconcertante.»
Kathleen Faller nel 1998 insegnava alla scuola per assistenti sociali dell'Università del Michigan. Anche nel suo articolo viene riproposta la classica argomentazione secondo cui la teoria della PAS di Gardner non sarebbe in grado di distinguere le vere dalla false accuse di abuso sessuale, quindi sarebbe inutilizzabile in sede processuale. Il che però sembra implicare che in assenza schemi teorici in grado di distinguere tra le vere e le false accuse, secondo l'autrice tutte le accuse andrebbero considerate come vere, con conseguenze paradossali.
Carol S. Bruch nel 2001 era una ricercatrice della facoltà di Legge della University of California-Davis.
Il suo articolo è tra le fonti critiche alla teoria di Gardner quello più citato. Si basa pesantemente sugli articoli sopra descritti di Wood e Faller (fonti che secondo Lorandos sarebbero poco autorevoli[13]).
Le critiche di Bruch sono articolate ma non aggiungono nulla alle argomentazioni delle sue fonti. Inoltre trattandosi anche in questo caso di un membro della professione legale si ha l'impressione che si tratti di argomentazioni volte a screditare la testimonianza portata da una controparte senza affrontare il merito della questione sottostante.
Erika Rivera Ragland e Hope Fields nel 2003 erano entrambe Staff Attorney (rappresentanti dello Stato nei processi). Si tratta quindi di due membri della professione legale e non di psicologi o psichiatri. Lo Staff Attorney è un laureato in legge al primo gradino della sua carriera, non partecipa ai procedimenti legali né alle udienze, ma svolge attività di sostegno e di ricerca. Né Ragland né Fields sono divenute State Attorney (l'equivalente del Pubblico Ministero nell'ordinamento USA) ma hanno proseguito la loro carriera come avvocate divorziste. Anche il loro articolo rappresenta semplicemente un formulario ad uso degli avvocati per mettere in dubbio le fonti di testimonianza della controparte. Come le fonti precedenti si limita a lanciare un allarme sul fatto che in assenza di certezze sulla veridicità o falsità delle accuse di abusi anche solo parlare di PAS può contribuire a indebolire i diritti di donne e bambini.
Robert E. Emery, Ph.D., si qualifica come Divorce Mediation Expert (vedi sito). E' il primo di questa lista di critici della teoria della sindrome di alienazione parentale con formazione accademica specialistica in psicologia. Le argomentazioni di Emery sono più confuse di quelle dei critici precedenti e quindi meno facili da riassumere. Emery ritiene che lo schema di Gardner non sia in grado di fornire una prova scientifica del fatto che il rifiuto di un minore di avere contatti con un genitore sia stato effettivamente causato da una azione di indottrinamento dell'altro genitore. Inoltre sulla base della sua esperienza di mediatore Emery sostiene che anche se fosse possibile stabilire che in un numero limitato di casi ciò accade, comunque anche in quei casi i giudici dovrebbero evitare di basarsi solo sulla testimonianza di esperti per decidere cosa fare, e la soluzione ottimale nell'interesse dei minori sarebbe ricorrere alla mediazione familiare per disinnescare il conflitto.
Jennifer Hoult è un avvocato. L'articolo citato come fonte contro la teoria della PAS di Gardner è sostanzialmente uno studio dei casi secondo la tecnica in uso nei paesi di Common Law. Secondo l'autrice la testimonianza di un esperto sulla base della teoria della PAS non dovrebbe essere ammessa in un procedimento legale perchè manca di sufficienti credenziali di scientificità, che in USA vengono valutate secondo due noti test (Daubert e Frye).
In un famoso articolo pubblicato nel 2007 dalla rivista Themis [14] lo psicologo argentino Jorge Corsi ha tirato le somme dello stato delle critiche alla teoria di Gardner sulla alienazione genitoriale nella letteratura internazionale. Secondo Corsi la teoria di Gardner sarebbe espressione di due pregiudizi ideologici che derivano dall'ordine sociale delle società patriarcali, definiti (in spagnolo) "sexismo" e "adultismo".
«Este breve e incompleto recorrido por algunas de las bases que sustentan la descripción del SAP, muestra a las claras que no se trata de un concepto neutro, sino que se halla atravesado por dos de los grandes sistemas de creencias que caracterizan al orden patriarcal: el sexismo y el adultismo.»
Corsi analizza quelle che secondo lui sono le reali motivazioni della teoria di Gardner: si tratterebbe del tentativo di far invertire l'onere della prova nei casi di minori che accusano il padre di abusi sessuali. In altri termini, secondo Jorge Corsi, Gardner avrebbe cercato di scagionare dalle accuse di abuso sessuale i suoi clienti elaborando la teoria della sindrome di alienazione genitoriale. Quindi Corsi - e con lui, va detto, quasi tutti gli altri critici - discredita il lavoro di Gardner accusandolo di essere un difensore dei pedofili, che ha creato una finta sindrome da utilizzare nei processi per abusi sessuali per difendere i padri accusati.
«Los intentos de invertir la carga de la prueba, poniendo en el banquillo de los acusados a las víctimas de diversas formas de abuso y malos tratos, es una estrategia que tenemos la obligación de denunciar, comenzando por desvelar la carencia de sustancia de estas teorías pseudocientíficas que han venido a fundamentar el movimiento conocido como “backlash”.»
Ma mentre le accuse a Gardner sono false e fanno parte di una campagna diffamatoria orchestrata dai suoi avversari, l'epilogo della carriera del noto psicologo argentino che lo accusava è stato veramente inaspettato e a dir poco soprendente:
L'accusa ha potuto provare che Jorge Corsi era membro attivo di una rete di pedofili a cui forniva una qualche forma di "consulenza" su come trattare i minori. Jorge Corsi è stato quindi condannato a tre anni di carcere.
Quindi nell'analizzare le critiche al lavoro di Gardner, va tenuta in considerazione anche questa vicenda. Jorge Corsi, uno dei critici più severi della teoria dell'alienazione genitoriale, ha diffamato Gardner (accusandolo falsamente). Ma alla fine è stato lo stesso Jorge Corsi ad risultare realmente colpevole di ciò di cui accusava falsamente Gardner. Una vicenda veramente paradossale che suggerisce di trattare con la massima cautela le critiche di chi argomenta solo sulla base di accuse infamanti a Gardner.
Dello stesso tenore di quelle di Corsi sono le critiche proposte da due psicologhe italiane, Crisma e Romito, nell'articolo L’occultamento delle violenze sui minori: il caso della Sindrome da Alienazione Parentale[17]. Lo scopo dell'articolo di Crisma e Romito sembra essere quello di operare una critica critica distruttiva su un oggetto costruito a bella posta che non coincide se non marginalmente con la teoria dell'alienazione genitoriale sviluppata da un gran numero di studiosi nel corso degli ultimi 25 anni (vedi Alienazione genitoriale e violenza sulle donne).
Gli spagnoli Antonio Escudero, Lola Aguilar Redo e Julia de la Cruz Leiva sono rispettivamente psichiatra, pediatra e chirurgo. In un articolo del 2008 [18] hanno rilevato la mancanza di rigore scientifico nel concetto di PAS. Concludono scrivendo: "L'esistenza della sindrome di alienazione parentale (PAS) può intendersi solo come un costrutto di natura argomentativa elaborato attraverso argomenti fallaci che può essere usato come una minaccia per dissuadere le donne dall'abbandonare la coppia in caso di violenza di genere."
Il libro del 2009 "El pretendido Síndrome de Alienación Parental - un instrumento que perpetúa el maltrato y la violencia", delle psicologhe Sonia Vaccaro e Consuelo Barea rileva che la PAS è un "costrutto pseudo-scientifico" che utilizzato in ambito giudiziario genera "situazioni di alto rischio per i minori e provoca una involuzione nei diritti umani di bambine e bambini e delle madri che vogliono proteggerli" [19]
Joan S. Meier è Esq. Professor of Clinical Law alla George Washington University Law School. Inoltre dichiara di essere direttore del Domestic Violence Legal Empowerment and Appeals Project. Nel sommario iniziale dell'articolo contro la teoria della PAS l'autrice afferma di ritenere che le osservazioni di Gardner sarebbero non fondate scientificamente perché sarebbero basate sulle sue problematiche convinzioni in materia di sessualità. Per quanto riguarda i successivi sviluppi teorici secondo l'autrice sarebbero ugualmente da rifiutare perché troppo connessi con la teoria iniziale di Gardner.
Timothy M. Houchin, John Ranseen e Phillip A. K. Hash sono tre psichiatri americani e hanno pubblicato nel 2012 assieme all'avvocato di Chicago Daniel J. Bartnicki l'articolo The Parental Alienation Debate Belongs in the Courtroom, Not in DSM-5[20]
Nell'articolo i 4 professionisti sostengono che mancano dati statistici sufficienti per considerare l'alienazione genitoriale come una diagnosi da inserire nel DSM. Inoltre accusano i sostenitori della teoria di avere come unico scopo quello di incrementare il fatturato dell'industria delle consulenze tecniche in sede di divorzio. Non mancano poi soliti attacchi personali a Gardner, anche se si riconosce che i sostenitori dell'alienazione genitoriale sono numerosissimi (e quindi screditare Gardner non è più sufficiente). L'articolo è una delle poche fonti contro l'alienazione genitoriale che si premura di riconoscere esplicitamente che il fenomeno che la teoria tenta di spiegare effettivamente esiste:
«Do we believe that alienation by a parent occurs in some cases of child custody? Of course! Divorce is an intense and emotionally charged situation, often bringing out the worst in all parties. Having said this, we believe the courts are quite capable of dealing with this type of scenario without invoking a mental illness to explain a child's malignity against a parent.[21]»
La tesi dei professionisti, come si evince dal titolo dell'articolo, è che non serve una diagnosi per decidere i casi di alienazione parentale, i giudici possono tranquillamente fare a meno di una consulenza tecnica. Pertanto non occorre descrivere il fenomeno in termini diagnostici e la PAS o PAD non va inserita nel DSM.
L'ebook di Andrea Mazzeo Sindrome di alienazione genitoriale (P.A.S.): il grande imbroglio ripropone gran parte delle argomentazioni già note delle fonti di lingua spagnola, oltre che le conclusioni del lavoro di Bruch. Contiene anche tutti i soliti attacchi personali a Gardner.
Il libro si può acquistare solo in formato digitale su Internet al costo di euro 2,00.
Questo breve excursus sugli studiosi che hanno criticato il concetto di alienazione parentale (o meglio, la teoria della Sindrome di alienazione parentale sviluppata da Gardner nel corso degli anni 90) fa sorgere spontanea una domanda. Quanti sono invece coloro che hanno ritenuto necessario cercare di sviluppare una valida teoria dell'alienazione parentale? La risposta è semplice: moltissimi. Basandosi sulla bibliografia allegata all'articolo di William Bernet “Parental Alienation, DSM-V, and ICD-11” [22] è possibile compilare una tabella delle fonti a confronto in cui si può vedere a colpo d'occhio l'enorme sproporzione di numero tra le pubblicazioni di chi sostiene la necessità di una teoria sull'alienazione parentale, e quelle di chi la nega (Vedi articolo:Fonti a confronto).
Linda Gottlieb autrice del libro The Parental Alienation Syndrome, A Family Therapy and Collaborative Systems Approach to Amelioration ha mostrato come una teoria dell'alienazione genitoriale è indispensabile sia per riconoscerla quando è effettivamente presente che per negarla quando è usata come strategia difensiva da parte di genitori che hanno effettivamente commesso abusi sui figli.
Vedi: Perchè serve una teoria
Bernet nel documento presentato per chiedere l'inclusione della PA nel DSM ha proposto 20 motivi in difesa del costrutto teorico dell'alienazione parentale (Bernet et al., 2010)[23] Di grande importanza è il motivo n. 19 che evidenzia come una formalizzazione e standardizzazione del concetto di alienazione parentale è indispensabile proprio per impedire gli abusi paventati dai critici. Solo quando sarà chiaro cos'è sarà possibile stabilire cosa non è.